La mostra che presentiamo, per ora solo in virtuale, vuole porre in risalto un luogo significativo della città, quello della piana di Bagnoli, baricentrico rispetto alla vasta area metropolitana e alla grande baia di Napoli. Un sito dalle molteplici valenze e potenzialità di carattere ambientale e paesaggistico che ha rappresentato da sempre un’attrazione per artisti, pittori, letterati, viaggiatori, turisti, architetti. Un luogo che a partire dalla legge Nitti (1904) è stato oggetto di una miope ed errata visione di pianificazione urbana a carattere industriale che ha portato verso un processo d’industrializzazione anche pesante con la Cementir e l’Italsider, in una delle aree italiane più pregevoli per vocazione turistica. Per quasi cento anni, fino agli anni Novanta del secolo scorso, tale scelta ha inibito la vasta area ad ogni altra attività, lasciando poi un territorio da bonificare e anche tanta disoccupazione, unitamente a significative tracce di un patrimonio industriale dismesso.

Negli ultimi trent’anni si sono alternati cortei, dibattiti, libri, scritti di ogni genere, manifesti sulla bonifica, e tanti progetti che hanno visto impegnate una molteplicità di figure professionali: architetti, ingegneri, geometri, geologi, paesaggisti, esponenti dello star system internazionale, utopisti, tecnici di ogni ordine e grado, tutti all’opera per rispondere ai numerosi concorsi, bandi, gare che si sono succeduti, fino all’ultimo bandito nel 2019 da Invitalia. Ci sono state inaugurazioni, come quella della Porta del Parco, o lavori ultimati e mai utilizzati come il Parco dello Sport, fino a divenire altri elementi del paesaggio da considerare come parti di “archeologia moderna” dismessa. Intanto la cittadinanza aspetta e l’immobilismo è intrecciato all’assordante silenzio.

La Consulta delle Costruzioni di Napoli, organismo che riunisce oltre venti sigle della ampia e produttiva filiera che interessa in ogni sua forma le attività legate al mondo dello sviluppo e del “costruito”, ha promosso questa mostra con uno scopo ben preciso: quello di accendere i riflettori su una delle aree italiane più importanti e significative dal punto di vista paesaggistico, mettendo in risalto l’enorme quantità di progetti proposti, frutto di ingegno, professionalità e ricerca, che avrebbero potuto segnare l’avvio al tanto desiderato processo di trasformazione urbana per la grande piana. I progetti esposti, quasi tutti rimasti sogni nel cassetto, sono costati risorse economiche e umane, fondi pubblici e privati. Questi progetti possono servire, oltre alla conoscenza del sito e delle sue innumerevoli potenzialità, a dare un chiaro segnale in direzione di una spinta realizzativa concreta, specie in un mondo che cambia con estrema rapidità, dove le risorse pubbliche non possono essere più sprecate e dove non bisogna più rimanere costretti alla perenne contemplazione.

Struttura della Mostra:

La Mostra è divisa in cinque sezioni:

  • la prima riguarda le cartografie, con una selezione che va dal XVI al XX secolo, in cui è possibile leggere chiaramente le trasformazioni della linea di costa e dell’ampia piana in relazione al più vasto contesto circostante; la sezione è curata da Federica Fiorillo e Roberta Ruggiero.
  • la seconda interessa dipinti e vedute dell’area di Bagnoli, realizzati per lo più tra il XVIII e il XIX secolo, con alcune anticipazioni che coprono un arco temporale che va dal basso medioevo fino al Seicento, a dimostrazione dell’attrazione che il sito ha avuto per i viaggiatori, per gli esponenti del Grand Tour e per gli artisti locali; la sezione è curata da Alberto Terminio.
  • la terza riguarda alcuni progetti di fine Ottocento elaborati dall’architetto-ingegnere utopista di origine anglosassone Lamont Young, che presentano soluzioni avveniristiche per un’estesa area della Napoli occidentale, inclusa quella di Bagnoli; la sezione è curata da Alberto Terminio.
  • la quarta è incentrata sull’attività industriale presente a Bagnoli per circa un secolo, dal suo primo impianto alla dismissione dei primi anni Novanta del Novecento, con alcuni resti di quel patrimonio industriale ancora in situ; la sezione è curata da Augusto Vitale.
  • l’ultima è la parte più corposa ed espone i numerosi progetti, realizzati dagli anni della dismissione industriale ad oggi da importanti architetti di fama nazionale e internazionale, frutto di concorsi, gare, utopie spontanee, per lo più archiviati e non realizzati; la sezione è curata da Carmela Fedele e Barbara Rubertelli.

Alessandro Castagnaro


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